Il Lato B(uio) di Gomorra

(pic: Il Don) Parte del successo del film Gomorra è senza dubbio merito della scenografia e delle location utilizzate per le riprese delle varie scene. E le più suggestive fra queste sono senz’altro quelle dell’episodio girato a Castel Volturno. Al Parco Saraceno, ad esempio, il condominio ghetto dove viveva il boss chic, che in maniera macabra annunciava la morte dei due ragazzi impenitenti; O all’albergo abbandonato, quartier generale dei pusher africani. E la sequenza sulla spiaggia libera, con un panorama lunare fatto di travi in ferro che spuntavano da acquitrini melmosi e colate di cemento realizzate senza alcuna logica urbanistica seppure abusiva, zona ideale per esercitare i giovani camorristi all’uso delle armi da fuoco. Ebbene, i tecnici e gli scenografi del film premiato a Cannes non hanno dovuto impegnarsi più di tanto per adattare i luoghi alle esigenze del regista, perché a Castel Volturno, sulla Domiziana, tutto è drammaticamente naturale. E spente le luci dei set, le location utilizzate per il film di Garrone sono tornate ad essere illuminate soltanto dal degrado cui sono caratterizzate da almeno un ventennio. La spiaggia libera che si vede nella pellicola è quella dove fino a dieci anni fa c’erano le otto torri occidentali abitate dai militari della Nato. Si gonfiò il petto all’Italia intera quando furono abbattuti quei palazzoni che rappresentavano l’esempio dell’abusivismo edilizio degli anni ’70, perché la loro demolizione era vista come la rivincita dello Stato sull’antistato. Qui in quattro anni si sarebbe dovuto realizzare un imponente porto turistico con un investimento da centotremilioni di euro e favorire lo sviluppo socioeconomico per l’intero territorio. Oggi c’è solo abbandono e desolazione. Il Parco saraceno, invece, è un quartiere abitato quasi esclusivamente da inquilini abusivi. Proprio come il protagonista del film nella sua vita reale. Gente che non paga il fitto ai legittimi titolari degli immobili, ma neanche le utenze dell’energia elettrica, dell’acqua e della raccolta rifiuti. Addirittura, qualcuno degli abusivi, riesce a lucrare sui beni occupati, subaffittando gli appartamenti ad altri abusivi. L’ex Hotel Boomerang, invece, rappresenta un luogo simbolo della Domiziana. Una ex struttura di lusso, traformata in luogo popolato solo da ombre e fantasmi. Nel film Gomorra,gli abitanti dell’ex albergo, un gruppo di una cinquantina di tossicodipendenti che in queste stanze vende e consuma liberamente droghe di ogni sorta (soprattutto di quelle economiche la cui assunzione devasta gli organi interni), furono impegnati come comparse. Per due giorni si sentirono protagonisti. Probabilmente, qualcuno di loro immaginò in quel periodo che il cinema avrebbe potuto scavare il solco necessario a uscire dal tunnel dell’oblio cui è miseramente condannato insieme ai suoi fratelli. Ma invece, anche in questa circostanza, finito di girare l’ultimo ciack tutto è tornato nella condizione ordinaria di sempre, che poi è la stessa dell’intera domiziana: un territorio utilizzato quando necessario, e poi, completata la missione, abbandonato al suo destino. In pratica, una zona dove spesso anche la cosiddetta “pietà cristiana” muore.

(pic: Il Sindaco)

Pianta anche tu un Alberello d’Amainto (e intanto bevi Aqua Salmonella)

>(pic: Il Don) Nessuna ditta specializzata smaltisce l’amianto abbandonato in più parti del litorale domizio? E le associazioni del posto si consorziano per riutilizzarlo e realizzare una “piantagione di alberelli di amianto”. Ovviamente l’operazione che ha visto ieri impegnati i volontari di Villaggi Globali, Scaput Mundi, Le Sentinelle e Jerry Masslo è stata dal carattere provocatorio, ma il messaggio lanciato dai cittadini della costa casertana è senza dubbio incisivo, considerando che conoscono bene il rischio nel venire a contatto col pericoloso minerale. Il cartello di associazioni, infatti, si è recato ieri nei pressi della ex “Cava de Rosa”, in zona Mezzagni, dove fino agli anni ’80 si estraeva per lo più in maniera illegale sabbia che veniva poi introdotta nel settore edile. Qui, un gruppo di una trentina di persone, dotato dell’equipaggiamento di sicurezza necessario per manipolare l’amianto, ha prelevato alcuni pannelli di eternit abbandonati abusivamente sulla sponda di un laghetto e nei pressi di una vecchia idrorova ( l’impianto con cui si estraeva la sabbia) ha piantato i cosiddetti “alberelli di amianto”. Nel manifesto preparato per l’evento, il cartello di associazioni ha rimarcato la totale assenza delle istituzioni nel risolvere il problema. E girando fra la zona dei cosiddetti laghetti di Castelvolturno (una superfice di trecento ettari con ventisette invasi realizzati a seguito dell’attività estrattiva degli anni ’70 e ’80) non si può che condividere il loro scoramento. Ovunque, in quello che potenzialmente è una zona dal valore naturalistico di straordinaria portata, ci sono rifiuti abbandonati in maniera illegale. Ci sono per lo più scarti di edilizia, ma anche resti di grosse palme, carcasse di animali; e c’è, soprattutto, l’amianto. Ivan Ardillo, volontario dell’associazione Le Sentinelle, sostiene di aver censito in tutto il territorio di Castel Volturno circa duecento siti dove c’è il pericoloso rifiuto abbandonato illegalmente da gente che evidentemente non ha alcuno scrupolo. Sempre in questa zona, lo scorso gennaio fu trovato il corpo privo di vita di Pietro Moscato, il ventiduenne sparito ventidue giorni prima da casa sua a Baia Verde. In pratica, chiunque a Castel Volturno, ma anche dai territori limitrofi si vuole disfare in maniera illegale di qualsiasi cosa senza correre il rischio di essere scoperto, può recarsi in questa zona. Anche per queste ragioni, tre sono le richieste che le associazioni di Castel Volturno impegnate nell’operazione “alberelli di amianto” fanno alle istituzioni. La prima è quella che rimarca la necessità della partenza delle bonifiche, ferme inesorabilmente al palo. Poi, c’è quella della istituzione di un ambulatorio medico in zona, che esegui sulla cittadinanza periodiche e gratuite visite mediche di carattere oncologico (i valori di malattie di origine tumorali sono molto in aumento fra la gente che vive sulla costa casertana). La terza richiesta, quella decisamente più emotiva, è sottolineata da Vanny de Stefano, di Villaggi Globali, che chiede alle istituzioni locali e nazionali “di non essere abbandonato”. Finite le operazioni per la piantagione di alberelli di aianto i volontari sono tornati alle proprie case, distanti dalla zona in linea d’aria non più di cinquecento metri. Chissà per quanto tempo ancora quell’eternit resterà ancora vicino le loro abitazioni.